30 marzo 2007

"No problem"

Cosa resterà di questa fumosa settimana lunga come una vita intera?

Treni, autobus, pullman e motorini

decine di calcoli fatti a mente .. e "mamma mia, questi sò soldi!!"

le colazioni prima del caos

la teiera viola che hanno rubato per me

il romanesco di Laura, il toscano di Tiziana e le mie parolacce nel mezzo

6 cappotti a 5 euro

"..mmm, smart woman.."

la foto della figlia di Barno

il gendarme dell'anno scorso e il segretario del Papa

"Ilà, mangia e non rompe le palle, che poi ti dobbiamo raccoglie col cucchiaino. Dai che risolviamo tutto"

la telefonata dal bagno perchè è finita la carta igienica

"No entiendo, no es lindo!!" "Zitto e riprendi, Horatio, che sei argentino e di maschi italiani non capisci niente"

Il panico più totale e poi le risate fino alle lacrime.

Uscire quando fuori è buio, piccola piccola dentro a quel cappotto sempre troppo leggero, e tornare quando il sole è di nuovo sparito, trascinando i piedi e cartelle piene di fogli, con una stanchezza strana dentro le ossa. Una stanchezza che schianta e fa sorridere.

25 marzo 2007

Durante il temporale

Dammi
passione
anche se il mondo non ci vuole bene
anche se siamo stretti da catene
e carne da crocifissione
Presto noi sogneremo
distesi al sole di mille primavere
senza il ricordo di questa prigione
di un tempo lontano ormai
Abbracciami e non lasciarmi qui
lontano da te
abbracciami e fammi illudere
che importa se questo è il momento in cui tutto comincia e finisce
giuriamo per sempre però
siamo in un soffio di vento che già se ne va
C'erano le parole
c'erano stelle
che ho smesso di contare
perso nei giorni
senza una ragione
nei viaggi senza ritornare
Ora tu non spiegare
tanto lo sento
dove vuoi dolore
quando la notte griderà il mio nome
nessuno ricorderà
Abbracciami e non lasciarmi qui
lontano da te
abbracciami e fammi illudere
che importa se questo è il momento in cui tutto comincia e finisce
giuriamo per sempre però
siamo in un soffio di vento che già se ne va
"Passione" Neffa

19 marzo 2007

Buone nuove


Daniele Mastrogiacomo è libero.

16 marzo 2007

"E currevo, currevo.."


Cammino malamente oggi. E’ colpa delle mie scarpe. E di quelli che la mia Mimma chiamerebbe “i risparmi di Maria Calzetta” (chi sia poi questa stupida Maria non lo so): un paio di ciabattine tempestate di pietruzze di plastica comprate a pochi spiccioli su una bancarella.
I primi giorni mi sono sentita molto oriental-chic.
Poi le cuciture hanno cominciato a cedere e la geisha che era in me ha mostrato i primi segni di silenziosa sofferenza.
Questa mattina l’oriente è definitivamente sparito e ha lasciato spazio ad una camminata goffa e dolorante … intendo più del solito.
Ho un’intera giornata per riprendere fiato e studiare una soluzione.
Ma se questa sera, poco prima dell’ora di cena, mentre tornate a casa nelle vostre comode scarpe, vi sembra di intravedere una strana figurina caracollante non ridete vi prego.
Potrei essere io.

13 marzo 2007

Il pane, il vino e la visione

Ed è possibile che il tempo stringe
Ed è possibile che scorre lento
E puoi sentirti solo ed invisibile
Sotto le stelle del firmamento
E guardo il cielo o è il cielo che mi guarda
E resto solo con la mia coscienza
Ma non c’è un modo per tornare indietro
E di dividere questa esperienza
Sarebbe così facile cercarti poi
Dietro a questi sogni e dentro ai miei pensieri
Però sarebbe ancora molto meglio se
Tutto fosse proprio come ieri
Quando non sapevo e non immaginavo
Tra i miei segreti e me
Negli occhi dell’amore
C’è un sogno che s’avvera
E dentro ci sei tu con me
E passano le ore
E scende giù la sera
E il cielo si fa blù
E di notte poi seguire
Ispirazioni e percezioni dall’ignoto
E dentro me la verità
Si confonde col sogno
E ho camminato lungo strade vuote
Nei labirinti dell’indifferenza
Ed ho pensato a tutte queste cose
Senza trovare una vera ragione
E ho visto gente piangere di fame
Ed altra che rideva per il vino
E ovunque c’era sempre lì qualcuno
Che giudicava e gridava sentenze
Ma vedi in tutto questo se io c’entro o no
Non dipende dal tuo modo di pensare
Quello che ci unisce in questo divenire
Ritroverò con te
Negli occhi dell’amore
C’è un sogno che s’avvera
E dentro ci sei tu con me
E passano le ore
E scende giù la sera
E il cielo si fa blu
E mi chiedo se son liberi
Gli uccelli da catene del cielo
E dentro me la verità
Si confonde col sogno
E dentro me tu sei già qua
"Tra i miei segreti" Sergio Cammariere

12 marzo 2007

06 marzo 2007

Ore 13

(Nuffing)


Si guarda intorno, e quello che vede le strappa un sorriso.
Se ne stanno seduti stipati intorno ad un'unica grande tavolata che hanno arrangiato da soli, spostando rumorosamente le sedie, senza curarsi del cameriere poliglotta che li corteggia cercando di rendersi utile.
I gomiti si toccano, le posate tintinnano, il viavai al buffet è un traffico costante di piatti stracolmi e scoperte culinarie, le parole si mescolano come i cibi, e le risate danno sapore.
Il cucchiaio diventa spoon e cuchara e cuillere e a nessuno importa se quello che si usa per mangiare la zuppa è spagnolo, francese o arabo. Non c'è bisogno di dizionari, chiacchierare a bocca piena fa miracoli e imparano l'uno dell'altro più di quanto programmi e schede potranno mai spiegare.
Le pietanze si susseguono in un ordine nuovo e bizzarro, la fame e la curiosità sembrano non finire mai, fino al caffè, unanime conclusione di quell'incontro di latitudini.
Scostano lentamente le sedie dal tavolo, frugano pigramente nelle tasche alla ricerca delle chiavi delle loro stanze, senza smettere di guardarsi e ascoltarsi - e poi, alla spicciolata, si alzano e si salutano con un lieve cenno della testa o della mano, a significare già un milione di cose.
E allora escono dalla sala, sazi e indaffarati, sorprendendo con un ciao sorridente la piccola italiana che non ha mai smesso di spiarli, convinta che una colonna bastasse a nascondere la sua meraviglia.

03 marzo 2007

Poesia III

La costruzione di un amore
spezza le vene delle mani
mescola il sangue col sudore
se te ne rimane
La costruzione di un amore
non ripaga del dolore
è come un'altare di sabbia
in riva al mare
La costruzione del mio amore
mi piace guardarla salire
come un grattacielo di cento piani
o come un girasole
Ed io ci metto l'esperienza
come su un albero di Natale
come un regalo ad una sposa
un qualcosa che sta lí
e che non fa male
E ad ogni piano c'è un sorriso
per ogni inverno da passare
ad ogni piano un Paradiso
da consumare
Dietro una porta un po' d'amore
per quando non ci sarà tempo di fare l'amore
per quando vorrai buttare via
la mia sola fotografia
E intanto guardo questo amore
che si fa piú vicino al cielo
come se dopo tanto amore
bastasse ancora il cielo
E sono qui e mi meraviglia
tanto da mordermi le braccia,
ma no, son proprio io
lo specchio ha la mia faccia
Sono io che guardo questo amore
che si fa più vicino al cielo
come se dopo l'orizzonte
ci fosse ancora cielo
E tutto ció mi meraviglia
tanto che se finisse adesso
lo so io chiederei
che mi crollasse addosso
E la fortuna di un amore
come lo so che può cambiare
dopo si dice l'ho fatto per fare
ma era per non morire
Si dice che bello tornare alla vita
che mi era sembrata finita
che bello tornare a vedere
e quel che è peggio è che è tutto vero
perché
La costruzione di un amore
spezza le vene delle mani
mescola il sangue col sudore
se te ne rimane
La costruzione di un amore
non ripaga del dolore
è come un'altare di sabbia
in riva al mare
E intanto guardo questo amore
che si fa piú vicino al cielo
come se dopo tanto amore
bastasse ancora il cielo
E sono qui
e mi meraviglia
tanto da mordermi le braccia,
ma no, son proprio io
lo specchio ha la mia faccia
Sono io che guardo questo amore
che si fa grande come il cielo
come se dopo l'orizzonte
ci fosse ancora cielo
E tutto ció mi meraviglia
tanto che se finisse adesso
lo so io chiederei
che mi crollasse addosso
Sì.
Ivano Fossati

02 marzo 2007

Scatole


Di nuovo in quello stanzone disordinato e caldissimo.
Sembra proprio che i momenti più belli della mia vita lavorativa capitino solo in enormi stanze affollate e male illuminate.
Le attesa interminabili per farsi aprire il portone ("Sì Sorella, sono la stessa di ieri, prema quel bottone con il suo santo, artritico dito, per favore.."), il cortile trasformato in un cantiere, le studentesse assonnate sulle scale e poi la stufa, gli armadi scricchiolanti e la macchina del caffè.
Le schiene si voltano, spuntano i sorrisi che conosci come il tuo e le parole allegre che sai già lì ad accoglierti, come a riprendere senza alcuno scossone il filo interrotto qualche mese prima.
Il tempo di un abbraccio e di un caffè, un piccolo sospiro prima di cominciare e torno al galoppo.
La stampante sbuffa, il telefono squilla, il direttore canticchia e io cerco di prendere familiarità con decine di nomi incomprensibili, e ogni nome una faccia, una storia, una professione che non conosco in un Paese che forse non vedrò mai.
E mi chiedo come sarà vivere tre mesi insieme, a inventare una lingua, gesti speciali, ironie da condividere, e se sarò in grado di organizzare ogni aspetto della loro vita senza creare catastrofi irreparabili.
Tutto quello di cui ho bisogno per non impazzire devo farlo entrare in qualche scatola sbilenca, pregare Iddio che lo scotch tenga e soprattutto che nella foga delle ore contate non mi sia dimenticata niente.
E allora alla fine della giornata, quando tutto l'ufficio sembra essere rinchiuso in pochi centimetri quadrati di cartone e trovare spazio per camminare èimpossibile, mi viene in mente Jonesy.
Perso in un enorme stanzone, fra milioni, trilioni di scatole etichettate.
"Non è vero, qui non mi perdo. Qui non mi perdo, così come non mi perderei nella mia camera da letto, E neppure devo frugare alla ricerca di quello che mi occorre. Questo posto mi appartiene. Benvenuto della tua testa, ragazzo mio".
C'è poco tempo, il nemico è alle porte, quali scatole trasportare in un luogo sicuro? Quali ricordi salvare?
Seduta su una pila di pacchi impolverati provo a immaginare di essere nella mia testa, nel mio magazzino dell'eternità.
E a dirla tutta, non so ancora quale scatole salvare.