
Questa mattina pensavo.
Sembra proprio che i momenti migliori per le mie sinapsi siano le ore di viaggio, andando e tornando, sui treni affollati e gli autobus in ritardo.
Gli auricolari incollati ai padiglioni, un buon libro fra le mani, e il cervello che ogni tanto cambia strada e segue percorsi improvvisi e scoscesi.
Gli occhi si staccano dalle parole sulla carta e cominciano a cercare qualcosa fuori dal finestrino, e quando sembrano averlo trovato rimangono agganciati lì per un pezzo. E ogni angolino del mio corpo quasi li segue a ruota, assorto, concentrato, tutto preso nella ragnatela di quel pensiero. Poi mi sveglio da quel torpore e continuo il mio viaggio, riprendo familiarità con la musica, quel libro, quel treno su cui cerco di rimanere in piedi, la meta che mi aspetta - assonnata per la sveglia o stanca per la giornata appena conclusa.
Dunque, stamattina pensavo.
Che è bello sentirsi partecipi della vita civile del proprio paese.
Leggere, chiedere di politica, informarsi, incuriosirsi, emozionarsi per i successi, infervorarsi per le sconfitte e i disaccordi.
Sfoglio il giornale, e leggo di cose che conosco, che voglio conoscere, di cui voglio far parte, nel mio piccolo, con quel poco che posso portare con me.
Ieri c’è stata una bella festa. Abbiamo partecipato in tanti, con speranza, con fiducia.
Non deludeteci.